L’andamento delle precipitazioni a Perugia dal 1976-2006

Nella tab. 1 è riportato il grafico relativo alle precipitazioni annuali dal 1976 al 2006 a Perugia.
Da una visione sommaria si evidenzia nettamente l’alternanza di anni piovosi ad anni siccitosi, in particolare dal 1983 al 1985, dove vi è stata una estrema variabilità con valori che sono passati da poco più di 600mm annui nel 1983 e 1985, al 1984 quando sono stati registrati oltre 1200mm di pioggia. La caratteristica più macroscopica è che in mezzo ai due anni in assoluto più siccitosi, è stato registrato anche l’anno più piovoso (1984) dell’intero periodo preso in esame 1976/2006.
Una variabilità estrema che, poi parzialmente, abbiamo ritrovato anche all’inizio degli anni 2000: l'anno 2001 ed il 2003 si sono presentati estremamente siccitosi, mentre il 2002 e il 2004 abbastanza piovosi. Il risultato però della media annuale dell’intero periodo preso in considerazione è stato di 908mm, sostanzialmente in linea con le medie statistiche storiche per il capoluogo umbro, o addirittura leggermente al di sopra delle stesse.
Se, poi dividiamo l’intero periodo 1976 - 2006 in due parti (’76-’90 e ’91-’06) come nella tab. 2, possiamo cogliere meglio un trend sostanzialmente in crescita delle precipitazioni.
Infatti, nei quindici anni ‘76-’90 la media annuale risulta di 879,3mm annui, mentre nei sedici anni dal ’91
al ‘06 risulta una media di 934,9mm annui con un incremento notevole, pari a ben 6,3%.
Andando però ad approfondire nel dettaglio, riguardo al modo con cui le precipitazioni si sono distribuite durante l’anno, non mancano le sorprese.
Confrontando infatti, come è stato riportato nella tab. 3 i due periodi con l’andamento medio delle piogge mensili, si evince chiaramente come l’incremento sia dovuto alla forte crescita delle piogge nel periodo che va da agosto a dicembre, con un’impennata a settembre.
Di converso osserviamo, sempre nella tab. 3, come nel semestre invernale-primaverile ci sia una costante diminuzione delle precipitazioni nel periodo ’91-’06 rispetto a quello precedente. L’unica eccezione è costituita dall’andamento del mese di aprile che si presenta in controtendenza con un notevole aumento delle precipitazioni, con un incremento medio pari a 32mm.
Nella tab. 4 vengono riportate le variazioni delle medie mensili dove si possono apprezzare chiaramente gli scarti tra i due periodi. In particolare vediamo che nei mesi di gennaio, febbraio, marzo e maggio si è avuto un decremento apprezzabile nell’andamento delle precipitazioni mensili, mentre ad aprile, agosto, settembre, ottobre e novembre un aumento.
Tutto ciò è ancora più evidente se osserviamo le tab. 5 e 6, dove il raffronto tra i due periodi è stato fatto sommando le precipitazioni per stagioni meteorologiche: da questa analisi vediamo che in inverno, e in maniera minore in primavera abbiamo avuto un trend in diminuzione per quanto riguarda le precipitazioni che vanno dal 1991 al 2006 rispetto al periodo ’76-’90, mentre in estate e in maniera vistosa in autunno, c’è stato un sostanziale incremento delle stesse.
Tuttavia, questa prima lettura, non è sufficiente per decretare in maniera netta che l’aumento, pur considerevole delle precipitazioni negli ultimi anni, sia un fattore positivo per la disponibilità superficiale e sotterranea delle acque. Infatti, la modalità con cui esse si manifestano, un aumento nel semestre caldo e una diminuzione in quello freddo, altera sostanzialmente il ciclo dell’acqua.
Le precipitazioni, ancorché più abbondanti, in un periodo con temperature medie (sia minime che massime) nettamente più calde rispetto al semestre invernale, sono sottoposte ad una elevata evaporazione, anche in presenza di una vegetazione più estesa che ricopre i suoli.
Per di più negli ultimi 15 anni le temperature medie estive (giugno-luglio-agosto) hanno registrato uno scatto medio in avanti di ben 1,7°C rispetto al periodo ’76-’90.
Pertanto, sarebbe necessaria una comparazione tra gli indici di evaporazione e di evapotraspirazione tra i due semestri caldo e freddo, con i totali delle precipitazioni sempre dei due periodi per capirne l’effettiva incidenza.
Perciò non dobbiamo fare una lettura semplice dei dati, ma dobbiamo riflettere: perché se è vero che essi indicano un notevole aumento delle precipitazioni totali, l’incidenza delle stesse sulla disponibilità d’acqua e sul sistema di ricarico delle sorgenti, potrebbe risultare diversa dalle attese.
Un dato di fatto è certo: se dovesse prolungarsi questo trend anche nei prossimi anni e decenni, esso sarebbe un fattore che contribuirebbe ad una progressiva tropicalizzazione del clima, in quanto precipitazioni relativamente più abbondanti nel semestre caldo, svilupperebbero ulteriormente più vegetazione, mentre la diminuzione delle precipitazioni invernali e primaverili porterebbe ulteriormente ad impoverire il ricarico delle sorgenti.

Grafici andamento delle precipitazioni

Tabella 1

Tabella 2

Tabella 3

Tabella 4

Tabella 5

Tabella 6

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Aggiornato al 31/12/2014

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