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Diario

INTRODUZIONE

Nella ricostruzione della memoria del tempo meteorologico che ha fatto si fa spesso riferimento a una serie di numeri che corrispondono a precisi parametri fisico - chimico, come la temperatura, l’umidità relativa dell’atmosfera, le precipitazioni, l’intensità e direzione dei venti, etc, e da questi dati, riferiti ad una serie di anni, che può arrivare fino a dei secoli, si cerca di ricostruire l’andamento climatico di un territorio più o meno vasto.  Con questa pubblicazione abbiamo cercato di realizzare, oltre alla raccolta di dati, anche l’osservazione quotidiana del tempo che ha fatto, giorno dopo giorno, nella città di Perugia negli ultimi 32 anni, attraverso la forma del diario.
Una ricostruzione minuziosa della memoria meteorologica di una città, con approfondimenti relativi ad eventi rilevanti, con il supporto di immagini satellitari relativi a quegli eventi e a foto. Ma scorrendo il diario che va dal 1 gennaio 1976 al 31 agosto 2007, (11.566 giorni) raccolti in 380 schede (una per ogni mese), si possono leggere, oltre la cronaca del tempo che ha fatto durante la giornata, annotando i vari fenomeni meteo, anche lo scorrere di belle giornate luminose che, permettono di godere da una città come Perugia magnifici panorami. Ma nel diario si possono cogliere anche le preoccupazioni per l’evoluzione di una stagione particolarmente siccitosa o troppo piovosa, oppure, fredda con tutte le conseguenze che ne derivano per il territorio. Insomma, la passione personale per la meteorologia si confonde e trova concrete motivazioni anche con la voglia di dare un contributo positivo alla conoscenza di un territorio, particolarmente bello e che noi amiamo profondamente.
Perugia, Fontana Maggiore (Foto G. Belfiore)

Da appassionati di questa scienza inesatta, pubblicando questa ricerca, vorremmo ottenere un altro obiettivo: quello di dare un piccolissimo contributo per una divulgazione semplice e corretta della meteorologia, dove si concentrano tante attenzioni e che tanto ci condiziona nella vita di tutti i giorni.
Nonostante la meteorologia abbia fatto passi da gigante, le previsioni siano più precise, almeno a breve e medio termine, l’opinione pubblica percepisce con estrema difficoltà il tempo meteo che si sta vivendo a causa principalmente di una scarsa e talora anche pessima informazione che viene a volte a valanga riversata dai mass-media sull’opinione pubblica come qualsiasi notizia di cronaca.
Allarmi, finanche allarmismi, spesso ingiustificati, si rincorrono tra carta stampata e televisioni, perché magari è saltato a causa del mal tempo un fine settimana o abbiamo avuto un ferragosto bagnato. Oppure, perché dopo qualche giorno senza pioggia le nostre città diventano, a causa dei gas serra emessi dai veicoli e dal sistema industriale, delle vere e proprie camere a gas, pericolosissime per la salute di milioni di cittadini. Eventi questi, piuttosto frequenti nel semestre freddo che va da novembre ad aprile. Ma queste situazioni meteorologiche particolari, probabilmente, si verificavano anche in altri periodi storici. Ora le loro conseguenze sulla nostra vita di tutti i giorni hanno un impatto notevole, ci fanno cambiare le nostre abitudini giuste o sbagliate che siano, come quella di lasciare la macchina a casa.
E tutto ciò non fa che alimentare ulteriormente la percezione che il tempo stia cambiando! Un altro tema che ci sta particolarmente a cuore e vorremmo sviluppare è quello della meteorologia applicata al territorio. A più riprese, negli ultimi anni abbiamo cercato di stimolare questo tema, che è peraltro strettamente collegato al precedente, partecipando e promovendo direttamente progetti in tema, anche con la collaborazione delle Istituzioni locali. Una meteorologia da far uscire dalle sue “stanze” e dagli scarni bollettini meteo per mettersi al servizio di tutte quelle attività umane connesse al territorio. Di questa meteorologia ne avremo sempre più bisogno per organizzare una prevenzione efficace e affrontare le difficoltà del governo di un territorio sempre più complesso, sempre più antropizzato ed infrastrutturato e, quindi, più fragile. Quello di oggi è, peraltro, un periodo della storia dell’uomo dove, gli eventi che quotidianamente viviamo, risultano sempre più accelerati, dove siamo abituati a dimenticare in fretta tutto quello che ci capita e, quindi, anche il tempo meteorologico che ha fatto appena un anno fa.
Nella civiltà contadina, più lenta nei suoi cambiamenti, più legata alle sorti dell’andamento climatico di una stagione, era conseguentemente più forte, ed anche più prezioso, il ricordo dell’andamento delle varie stagioni che si succedevano.
Un evento eccezionale rimaneva vivo nei racconti delle persone anziane per generazioni. Si faceva un po’ “tesoro” delle fluttuazioni naturali del tempo meteorologico di allora, per ritardare o anticipare magari una semina o una raccolta. Ora, tutto ciò è come scomparso, e con la dissoluzione della civiltà contadina si è come frantumata anche la memoria, supporto per secoli di quella cultura. Quello che è rimasto dell’agricoltura di allora si è trasformato rapidissimamente in una agricoltura industrializzata e tecnologicamente avanzata dove, il clima e il tempo meteorologico, comunque, rimangono un fattore e una variabile estremamente importante. Anzi, oggi c’è sempre più bisogno di una conoscenza approfondita e di un monitoraggio specifico del tempo meteorologico, per ricostruire, su basi scientifiche quella memoria perduta, per pianificare al meglio programmi colturali avanzati. Ma in questi tempi di cambiamenti rapidi non è certo facile sostituire un modello con un altro. Un altro fattore che immediatamente ci fa pensare di vivere rapidissimi cambiamenti climatici è la disponibilità, sempre più scarsa, di una risorsa strategica e fondamentale come l’acqua. Il volume delle risorse di acqua dolce sul pianeta è di 35 milioni di km3 pari al 2.5% del totale di acqua sulla terra che è di 1.4 miliardi di km3.
Ma il totale dell’acqua dolce disponibile per gli ecosistemi e per gli uomini è di soli 200.000 km3, ossia il 1% di tutte le risorse di acqua dolce e solo lo 0.01% di tutta l’acqua della Terra!
In molte aree della terra, e tra queste c’è anche il nostro paese e la nostra Umbria, l’acqua sta diventando sempre più una merce rara e preziosa sia per la vita degli ecosistemi naturali e sia per lo sviluppo delle attività umane. I costanti aumenti di consumo da un lato e l’inquinamento dall’altro, determinano anche in un paese ricco di disponibilità di acqua come l’Italia, la crisi della “risorsa acqua”. I consumi di acqua dolce nel mondo si sono sestuplicati tra i 1900 e il 1995 e l’inquinamento ha reso molte acque non più disponibili. Di fronte ad una crisi idrica la prima cosa che ci chiediamo se è piovuto o nevicato di meno e con difficoltà ci soffermiamo sul fatto che i consumi, negli ultimi decenni in particolare, siano aumentati vertiginosamente. L’agricoltura, l’industria, il turismo su tutti, costantemente richiedono sempre più acqua dolce, mentre anche le riserve sotterranee preziose e d eccellenti in qualità nel nostro paese, accumulate nel passato, si stanno sempre più depauperando. È arrivato il tempo di chiederci, invece, perché siamo entrati in un periodo di crisi idrica quasi permanente, anche là dove l’acqua abbonda, e quali siano le cause. La risposta è abbastanza semplice, quanto invece sarà difficile trovare la soluzione ai problemi connessi all’uso di un bene così prezioso ed insostituibile.
La principale causa risiede sull’aumento costante dei consumi e sull’inquinamento che ne riduce ulteriormente la disponibilità . Dobbiamo trovare altre strade per affrontare correttamente il problema idrico ad iniziare dal risparmio e riciclaggio di un a risorsa tutt’altro che illimitata come l’acqua. In questo quadro generale la disponibilità derivante dalle precipitazioni meteoriche, stando ai dati che pubblichiamo in questo volume relativi agli ultimi 32 anni per Perugia sono più o meno costanti, anzi con una tendenza a crescere negli ultimi 15 anni. Pur in presenza di cambiamenti nella distribuzione delle precipitazioni durante l’arco dell’anno i quantitativi finali sono in aumento. Quindi, attribuire ai cambiamenti climatici le varie e sempre più ricorrenti crisi idriche è un assioma poco credibile, o almeno non sufficiente a spiegare le varie situazioni di crisi che siamo chiamati ad affrontare. Invece, l’aumento costante dei consumi e la conseguente moltiplicazione della domanda di acqua dolce è la causa primaria della nostra crisi idrica. Solo una programmazione di medio e lungo periodo basata sull’uso plurimo della risorsa acqua, affiancata ad una cultura del risparmio, che oggi in Italia non esiste affatto, possono porre rimedio a questo stato di crisi. Altrimenti, per paradosso, per non entrare in un regime di crisi si dovrebbe verificare un costante aumento delle  recipitazioni meteoriche, ma questo fortunatamente non è, né realisticamente possibile da un punto di vista dei modelli matematici e previsionali per il futuro, né tanto meno auspicabile per le implicazioni che ne deriverebbero da un punto di vista idrogeologico, con conseguenze ben più pesanti per il nostro territorio.

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Aggiornato al 31/12/2014

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